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L’intervista alla maestra pasticcera Loredana Ermini: “Ecco com’è nata la mia passione”

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L’intervista alla pasticcera Loredana Ermini.

Come nasce la tua passione per il dolce?
La mia passione nasce da quei gesti semplici che sanno di casa, di famiglia e di memoria. Il dolce, per me, non è mai stato solo una preparazione, ma un modo per esprimere emozioni, per raccontare storie.
Il dolce è stato il mio primo linguaggio: prima ancora delle parole, c’erano i profumi, i gesti, la trasformazione delle materie prime.
Io non ho scelto la pasticceria: è lei che ha scelto me. E da quel momento non mi ha più lasciata.

Ricordi il primo dolce che hai preparato?
Sì, e non era perfetto. Ma era vero.
Ricordo le mani impacciate, l’emozione, l’attesa davanti al forno… ma soprattutto ricordo lo sguardo di chi lo ha assaggiato.
È lì che ho capito che un dolce non è mai solo un dolce: è un messaggio.

Descrivi la tua pasticceria in 3 parole
Radici. Identità. Coraggio.

Quando hai capito che la pasticceria sarebbe stata la tua strada?
L’ho capito quando ho smesso di considerarlo solo un lavoro.
Quando ho sentito che senza mi sarebbe mancata una parte di me.
Era qualcosa che mi apparteneva profondamente. È lì che ho capito che era la mia strada.

Mbracciata
Loredana Ermini, dove ti sei formata professionalmente?
La mia formazione nasce sul campo, tra sacrificio, errori e tanta determinazione. Ma a un certo punto ho sentito il bisogno di andare oltre, di mettermi in discussione davvero.
Ho scelto di confrontarmi con grandi maestri, entrando in laboratori e accademie dove ho affinato tecnica e visione: dalle glasse e decorazioni con Gianluca Resu, alla pasticceria francese con Giuseppe Solfritzi, fino ai percorsi con Denis Dianin e Luca Montersino, che mi hanno dato struttura e consapevolezza.
Ho approfondito i grandi lievitati con Salvatore Gabbiano, la pasticceria moderna con Valerio Baralis, e ho studiato tradizioni diverse, da quella piemontese con Fabio Orlando e Fabrizio Galla fino a quella campana con Sal De Riso.
Mi sono dedicata anche al gelato contemporaneo con Stefano Ferrara, perché oggi non puoi essere un pasticcere completo se non conosci ogni evoluzione del settore.
E poi tanti altri percorsi, incontri, confronti… alcuni anche meno “noti”, ma fondamentali.
Perché la verità è questa: la formazione non è mai finita.
E in questo lavoro, se pensi di essere arrivato, hai già smesso di crescere.

Qual è il dolce che ti rappresenta di più?
’Mbracciata.
Perché non è solo un dolce, è una dichiarazione. È il mio modo di dire da dove vengo e dove voglio arrivare.

Perché ’Mbracciata rappresenta la città di Messina?

Mbracciata rappresenta Messina perché nasce da una ferita, non da un’idea.
Racconta una città che nel 1908 è caduta e si è rialzata, trasformando ciò che era spezzato in qualcosa che tiene insieme.
È un abbraccio vero: non delicato, ma forte. Come i messinesi. Non è un dolce da guardare. È un dolce da sentire.

Anche il Presidente della Repubblica ha apprezzato ’Mbracciata. Che emozione è stata ricevere la sua lettera?
È stata un’emozione fortissima, difficile da descrivere. Non solo un riconoscimento personale, ma un momento di grande orgoglio per il lavoro fatto e per il messaggio che questo dolce porta con sé.

La creazione di Loredana Ermini famosa anche fuori dall’Italia

’Mbracciata sta iniziando a farsi conoscere anche fuori dall’Italia, con richieste che arrivano persino dall’estero, come dalla Moldavia. Dove si può trovare oggi e com’è organizzata la distribuzione?

’Mbracciata sta vivendo un percorso che sta andando oltre ogni aspettativa. Riceviamo richieste da tutta Italia e anche dall’estero, ed è un segnale importante perché significa che il messaggio che porta arriva lontano.
Oggi è possibile trovarla direttamente nella nostra pasticceria, ma abbiamo anche attivato un e-commerce, www.dipietro.shop, attraverso il quale è possibile ordinarla e riceverla comodamente.
Stiamo lavorando per far crescere questo progetto in modo coerente, senza perdere qualità e identità, perché per me è fondamentale che ogni ’Mbracciata arrivi con lo stesso valore con cui nasce.



Quali sono i dolci più apprezzati nella tua pasticceria?
Sicuramente i dolci legati alla tradizione, ma reinterpretati con il mio stile. I clienti cercano autenticità, ma anche qualcosa che li sorprenda, e questo equilibrio è ciò che cerco ogni giorno.


Qual è la parte che preferisci del tuo lavoro?
Il momento in cui un’idea prende forma e diventa un dolce che gli altri possono vivere e ricordare. È lì che succede la magia.

E la soddisfazione più grande che hai provato?
Vedere le persone emozionarsi. Quando un dolce riesce a evocare un ricordo o a creare un momento speciale, capisco di aver fatto davvero bene il mio lavoro.


Nel tuo lavoro ci sono anche dolci dedicati alle donne della tua vita: quanto è importante per te portare dentro la pasticceria anche la dimensione più personale e affettiva?

Per me è molto importante, perché la pasticceria non è solo tecnica o lavoro: è anche vita.
Portare dentro le mie creazioni le persone che amo significa dare un senso ancora più profondo a quello che faccio. Non sono dolci pensati per raccontare solo un gusto, ma per custodire un legame.
Alex, Giulietta e Sofia non sono semplici dediche, ma identità precise. Ogni torta racconta un carattere, un’emozione, un modo diverso di essere.
È questo che rende il mio lavoro completo: la parte professionale e la parte umana si incontrano. E quando questo accade, un dolce smette di essere solo un prodotto e diventa qualcosa che resta.

Le donne per affermarsi a tuo parere devono lavorare di più degli uomini?
Non è solo una questione di lavorare di più.
È una questione di essere più resistenti, più lucide, più determinate.
Spesso alle donne non viene dato spazio: se lo devono prendere.
E per farlo non basta essere brave bisogna essere solide, credibili, impossibili da mettere in discussione.
Io non credo nella competizione tra uomo e donna. Credo nel valore.
Ma so anche che, ancora oggi, quel valore una donna deve dimostrarlo più volte.
E allora sì: non lavoriamo di più. Lavoriamo con una fame diversa. Dobbiamo lavorare con più consapevolezza.
La differenza non la fa il genere, la fa il carattere. Ma una cosa è certa: oggi non basta essere brave, bisogna essere impossibili da ignorare.

Loredana Ermini

Progetti per il futuro?
Continuare a crescere, senza perdere mai la mia identità.
Portare sempre più lontano il mio lavoro, restando profondamente legata alle mie radici.
Perché andare avanti, per me, non significa cambiare strada, ma avere il coraggio di restare fedele a ciò che sono.

Non possiamo non ringraziare Loredana Ermini per l’intervista concessaci.

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