I fichi d’India frutto simbolo della Sicilia: dolce, colorato e succoso. Ma ha un sistema di difesa formidabile: spine visibili e, peggio ancora, spine invisibili (i glochidi) che si infilano nella pelle e non escono più. Molti rinunciano a mangiarli per paura di farsi male. Sbagliato! Con la tecnica della “forchetta e coltello” e il trucco dell’acqua, potrete sbucciarli in sicurezza come veri contadini siciliani. Ecco la guida definitiva (e l’avvertimento su quanti mangiarne).
Agosto e Settembre in Sicilia hanno tre colori: il giallo (la varietà “Sulfarina”), il rosso (“Sanguigna”) e il bianco (“Muscaredda”). Sono i colori dei Fichi d’India, i frutti che crescono prepotenti sulle pale dei cactus lungo le strade arse dal sole.
Mangiare un fico d’india ghiacciato è un’esperienza mistica: sa di melone, di kiwi, di zucchero e di terra. Il problema è arrivarci, a quella polpa. Il fico d’india è protetto da un’armatura di spine. Ci sono quelle grandi, che vedi e eviti. E poi ci sono loro, le vere nemiche: i glochidi. Spine sottilissime, quasi invisibili, che volano al minimo tocco e si conficcano nei polpastrelli, restando lì a dare fastidio per giorni.
Volete evitare di passare la serata con la pinzetta e la lente d’ingrandimento? Ecco il metodo infallibile dei “Viddani” (contadini) siciliani.
L’acquisto
Se li comprate al mercato o dall’ambulante col camioncino (“lapa”), spesso sono già “scozzolati” (spazzolati) e privi di spine. Ma se ve li regalano appena raccolti o li comprate “grezzi”, dovete disinnescarli.
Il segreto: Mettete i fichi d’india in una bacinella piena di acqua fredda per almeno un’ora prima di pulirli. L’acqua ammorbidisce le spine sottili ed evita che “volino” in giro mentre li maneggiate.
La tecnica chirurgica per sbucciare i fichi d’India
Dimenticate i guanti di lattice (le spine li bucano). Dimenticate di prenderli in mano. L’operazione si fa senza mai toccare il frutto con le dita. Mai.
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L’Arpionaggio: Prendete il fico d’india dalla bacinella (usando una pinza o infilzandolo). Posatelo su un piatto piano. Con una forchetta, infilzalo saldamente al centro, tenendolo fermo sul piatto.
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Il taglio delle teste: Con un coltello affilato, tagliate via le due estremità del frutto (la calotta superiore e quella inferiore). Non buttatele via subito, lasciatele sul piatto, vi serviranno dopo.
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L’incisione ventrale: Sempre tenendo fermo il frutto con la forchetta, fate un taglio verticale lungo tutta la buccia, dall’alto in basso. Il taglio deve essere profondo quanto basta per incidere la buccia spessa, senza tagliare il frutto interno.
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Lo “srotolamento”: Ora, usate la lama del coltello per sollevare un lembo della buccia incisa. Fate scorrere il coltello tra la polpa e la buccia, accompagnando il movimento verso il basso. La buccia si aprirà come un mantello.
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L’estrazione: Fate rotolare il frutto fuori dalla sua buccia. Voilà! Il frutto è nudo, pulito e intatto.
A questo punto, e solo a questo punto, potete prenderlo con le mani (o mangiarlo direttamente con la forchetta).
Come mangiare i fichi d’India (e quanti mangiarne)
Il Fico d’India va mangiato rigorosamente freddo di frigo. È la colazione perfetta dei campioni siciliani, o un dessert leggero dopo pranzo. I semi all’interno sono duri: non provate a masticarli uno per uno o vi romperete un dente. Si buttano giù quasi interi, o si masticano appena.
L’avvertimento della nonna (fondamentale): I fichi d’india sono buonissimi e uno tira l’altro. Ma fermatevi! Contengono moltissimi semi che, se ingeriti in grandi quantità, possono creare un “tappo” intestinale molto doloroso (i siciliani lo chiamano “u tuppu”). La dose di sicurezza? Non più di 3 o 4 frutti per volta. Accompagnateli con un bel bicchiere d’acqua.
Curiosità: cos’è il “bastardone”?
Sentirete spesso urlare “Bastarduna!” ai mercati. Non è un insulto. I Bastardoni sono i fichi d’india più grossi, succosi e pregiati. Nascono da una seconda fioritura (indotta dai contadini staccando i primi fiori a giugno, la “scozzolatura”). Maturano più tardi, in autunno, e sono i re della tavola. Se trovate quelli, comprateli a occhi chiusi. E puliteli con la forchetta!





